Imperfetto o passato prossimo?

dubbio

Una studentessa italiana scrive: È sempre un grande problema riuscire a far capire la differenza tra passato prossimo e imperfetto. So che ci sono delle regole ben precise e questo è chiaro. Ma in alcuni casi limite la differenza non è assolutamente chiara; per esempio in un testo abbiamo letto: “Nel corso dei secoli il paese ha ospitato tanti personaggi illustri che ci andavano per curarsi con le acque termali”. A questo punto tutti mi chiedono: “ma perché HA OSPITATO se l’azione si è ripetuta nel corso dei secoli?” A questa domanda non ho mai una risposta concreta. Dico semplicemente che io, essendo italiana, sento che la frase è corretta così, ma non so il perché!

Se l’autore del testo avesse scelto l’imperfetto, avrebbe segnalato che l’azione non è ancora conclusa. Scegliendo il passato prossimo, l’autore considera l’azione finita, anche se i suoi effetti possono continuare nel presente.

Vediamo la differenza tra l’uso dell’imperfetto e del passato prossimo più approfonditamente.

grammargirl

Regola generale

L’imperfetto si usa per esprimere:

  1. la descrizione di abitudini ricorrenti nel passato

La mattina si svegliava sempre prestissimo.

Fumava come una ciminiera.

2.  azioni che si stavano svolgendo nel passato, ma che sono state interrotte da altre

Mentre riordinavo la cucina ha suonato il postino.

3.   azioni o fatti senza margini temporali rilevanti e contemporanei

Il gatto giocava con il gomitolo ed il cane rincorreva la palla.

       4.   la descrizione di sentimenti

Era sempre allegro.

       5.   le caratteristiche di persone, luoghi o situazioni

Era alto e aveva gli occhi azzurri.

passato prossimo

Il passato prossimo si usa per esprimere:

  1. azioni finite nel passato ma i cui effetti continuano nel presente

Hai studiato veramente poco per questo esame, per questo non l’hai passato.

2.   azioni che interrompono un’altra in svolgimento

Guardavo la TV ed è andata via la corrente.

Ricetta: arancini vegetariani

Ricetta: arancini vegetariani

cestino

Ho frequentato le scuole elementari dalle suore. L’edificio si trovava proprio di fronte al palazzo in cui abitavamo, bastava attraversare la strada, varcare il pesante cancello di ferro battuto e mi ritrovavo nel giardino curatissimo delle suore. Ogni volta che dico di aver studiato in una scuola ultra estremista cattolica mi guardano tutti con compassione, ma devo ammettere che, a parte i dogmi religiosi che non condivido, è stato uno dei più bei periodi della mia vita per quanto riguarda le attività scolastiche e sociali.

bambini

A scuola pranzavo con gli altri bambini nella mensa, grande e luminosa. Il primo piatto era uguale per tutti e cucinato dalle suore, il secondo si portava da casa. Mia mamma mi preparava spesso gli arancini, perché, diceva, erano facili da trasportare nel cestino e si mantenevano a lungo. Poco prima di mangiarli bastava scaldarli nel forno della scuola. Aveva ragione. Per questo oggi vorrei proporvi una ricetta legata alla mia infanzia: gli arancini vegetariani.

Ricordate il gusto di Proust per la madeleine? A me succede lo stesso con gli arancini. Al primo morso vengo catapultata con il pensiero in quella bella mensa bianca e luminosissima, sento le voci degli altri bambini e l’odore del cibo nei piatti e provo la felicità nel sapere che subito dopo il pranzo si andrà a giocare all’aperto, nel giardino, per un’ora, prima di iniziare il tempo scolastico pomeridiano.

arancino

Eccovi la ricetta. Non ho scritto le quantità perché io cucino “ad occhio”.

Ingredienti:

  • riso cotto al dente
  • verdura cotta al dente di vostra scelta (carote, patate, piselli, cipolla, peperoni, etc.) e tagliata a pezzetti
  • 2 uova
  • provola dolce a cubetti
  • parmigiano
  • capperi
  • pangrattato
  • farina
  • sale
  • pepe
  • olio per friggere

Cuocete il riso, lasciandolo al dente, e quando tiepido mescolatelo con 1 uovo, parmigiano, provola a cubetti, olio, pezzettini di verdura e capperi. Salate a piacimento.

Lasciate riposare il composto, fino a farlo raffreddare. Quando ben compatto, formate delle palline e passatele nella farina, poi nell’uovo e infine nel pangrattato.

Friggetele in abbondante olio e lasciatele asciugare su carta assorbente. Servitele calde.

01 Hello Freud – Impariamo l’italiano con il cinema

freud

Hello Freud! è una caustica sitcom italiana sul mondo della psicoanalisi.

Uno svogliato psicologo ascolta, suo malgrado, una varietà di pazienti bizzarri.  La prima sitcom italiana sulla psicoanalisi. Hello Freud! è lo specchio delle nostre manie, dei nostri difetti.

In questa divertente serie televisiva non si giudica, semplicemente si mostrano, con ironia ed un pizzico di cinismo, i comportamenti ed i difetti di ognuno di noi.

Hello Freud! è una sitcom irriverente e senza censure che, proprio per questo, riesce a divertire e a far riflettere.

Soggetto di serie: Alessandra Quadrelli e Marcello Conte.
Scritto da: Lisio Castiglia, Marcello Conte, Mimmo La Rana, Alessandra Quadrelli.
Regia: Marcello Conte.
Cast: Antonio Conte, Maria Cristina Fioretti, Riccardo Scarafoni, Alessandra Fallucchi, Lisio Castiglia, Matteo Pianezzi, Annalisa Mandolini, Alessandro Sena, Mimmo La Rana e Marco Tassotti nel ruolo dello psicologo.

Spaghetti all’avocado

spaghetti avocado

Per la cena di stasera mi ritrovo tra le mani un avocado. “E’ ora di un po’ di cucina fusion”, mi sono detta. Così, cercando in rete, mi sono imbattuta in una ricetta che sembra molto deliziosa: Spaghetti all’avocado. Volete provarla con me?

Ingredienti:

  • 300 g avocado
  • 1 limone
  • 1 cucchiaio mandorle pelate
  • 4 cucchiai olio di oliva extravergine
  • 400 g pasta di semola
  • 1 cucchiaio pinoli
  • qb sale
  • 1 cucchiaino senape

Preparazione:

Sbucciate l’avocado, dividetelo a metà ed eliminate il nocciolo, quindi tagliate la polpa a fettine sottili. Tenetene da parte 1/3 e tritate il resto con una mezzaluna.

spaghetti avocado

Mettete tutto l’avocado (quello affettato e quello tritato) in una ciotola, spremete il limone e bagnate la polpa di frutta con il succo in modo che non annerisca.

Tritate le mandorle e i pinoli e fateli insaporire in padella per 3 minuti con 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva.

spaghetti avocado

Emulsionate in una ciotola l’olio extravergine rimasto con la senape e il sale, quindi scolate l’avocado e conditelo con la salsa ottenuta.

spaghetti avocado

Lessate gli spaghetti, scolateli al dente, versateli nella padella con mandorle e pinoli e fate saltare per 1 minuto a fiamma alta. Versate in una zuppiera di servizio, incorporate l’avocado condito, mescolate e servite subito in tavola.

La ricetta è tratta da Donna Moderna.

Ricetta: rose del deserto

rose del deserto

Le rose del deserto sono dei dolcetti belli da vedere e buoni da gustare: un mix perfetto tra biscotti e cereali, ideali per un dolce risveglio o una golosissima merenda.

Bastano pochi e semplici ingredienti e davvero pochissimo tempo per realizzare questi sfiziosi dolcetti, che faranno felici grandi e piccini!

Le rose del deserto prendono il loro nome dall’omonima formazione minerale giallo ocra composta di cristalli di gesso, che si forma in determinate condizioni climatiche (zone desertiche).

Ingredienti per 50 biscotti:

Burro, 180 gr

Farina 00, 125 g

Lievito chimico in polvere, 1 bustina

Mais in fiocchi (corn flakes), 100 gr

Mandorle, (ridotte in farina), 125 gr

Sale, 1 grosso pizzico

Uova medie, 2

Vanillina,1 bustina

Zucchero, 150 gr

…per coprire i biscotti

Mais in fiocchi (corn flakes), q.b.

rose del deserto

Per preparare le rose del deserto iniziate tagliando il burro a cubetti e lasciatelo ammorbidire a temperatura ambiente. Sbattetelo a crema assieme allo zucchero, al sale e alla vanillina (1) fino a farlo diventare chiaro e spumoso. Quindi, sempre sbattendo, aggiungete le uova una alla volta (2). Al composto ottenuto, aggiungete la farina di mandorle (3)

rose del deserto

e la farina 00 setacciata assieme al lievito (4) mescolando con un mestolo di legno; unite e amalgamate 100 gr di cornflakes poi, prendete un cucchiaino di composto e fatelo rotolare dentro una ciotola di cereali: premete tutto intorno al composto di biscotto i cornflakes (5) poi adagiatelo su di una teglia foderata con carta forno, distanziandolo dagli altri di 4-5 cm poiché i biscotti durante la cottura (6), lievitando, si allargheranno.

Infornate in forno già caldo a 180° per circa 10-15 minuti (i biscotti dovranno diventare color ambra), poi estraeteli e poneteli su di una gratella a raffreddare. Spolverizzate leggermente le rose del deserto con dello zucchero a velo e servite. Conservate le rose del deserto in una scatola di latta con coperchio o in un qualsiasi contenitore con chiusura ermetica.

Se lo gradite potete aggiungere all’impasto 1 cucchiaio di cacao amaro! Buon appetito!

Ricetta tratta da Giallo Zafferano.

Addio Monna Lisa.

Gioconda

Secondo il parere di uno storico italiano, Roberto Zapperi, la donna ritratta in la Monna Lisa, celebre quadro di Leonardo Da Vinci, oggi conservato al Louvre, Parigi, non è Lisa Gherardini, la terza moglie di un ricco mercante di seta fiorentino, Francesco del Giocondo, come si è sempre creduto.

giuliano di lorenzo de mediciLa signora sarebbe, invece, Pacifica Brandani, una delle amanti del nobiluomo fiorentino Giuliano De’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, il potente signore della città di Firenze (1449 – 1492). Pacifica Brandani era una nobildonna alla corte di Urbino.

Zapperi spiega la sua teoria nel suo saggio Monna Lisa addio: La vera storia della Gioconda e confuta lo scritto dell’architetto ed artista italiano Giorgio Vasari in Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori, ed architettori (1550), secondo cui Lisa Gherardini è la donna raffigurata nel ritratto di Leonardo. Il Vasari scrive: “A Leonardo fu commissionato da Francesco del Giocondo di ritrarre la monna Lisa, sua moglie….”.

Inoltre Zapperi riporta la testimonianza del chierico De Beatis, che vide il ritratto nello studio di Leonardo il 10 ottobre 1517, nel castello di Clos Lucé ad Amboise, in Francia. L’artista in quel periodo viveva e lavorava lì. De Beatis descrisse il ritratto nel suo diario e aggiunse che l’opera era stata commissionata “dal magnifico Giuliano de’ Medici”.

Giuliano di Lorenzo de’ Medici, Duca di Nemours (Pistoia, 12 marzo 1479 – Firenze, 17 marzo 1516), era figlio di Lorenzo de’ Medici e Clarice Orsini. Era uno dei tre figli maschi, con Piero e Giovanni, e fu nominato dal Re di Francia duca di Nemours nel 1515, per intercessione del fratello divenuto nel frattempo papa con il nome di Leone X.

Pacifica Brandani morì il 18 aprile 1511 mentre dava alla luce il figlio Ippolito, avuto da Giuliano de’ Medici. Il bambino crebbe alla corte dello zio, Papa Leone X, senza sapere nulla della madre, neppure della sua morte. Secondo Zapperi, Giuliano de’ Medici nel 1515 chiese a Leonardo di dipingere il ritratto della sua amante morta per donarlo al piccolo Ippolito, di soli 4 anni, il quale gli chiedeva spesso della madre.

A dimostrare la fondatezza della teoria di Zapperi, la scoperta da parte degli esperti, dell’esatta locazione dello sfondo del ritratto. Si tratta di una zona che si trovava nel ducato di Urbino e che oggi è tra le regioni Marche, Emilia Romagna e Toscana.

Roberto Zapperi, Monna Lisa addio. La vera storia della Gioconda