Perchè viaggiare è importante? Ce lo spiega Mark Twain

©zenpencils.com

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Zen Pencils è un progetto web del cartoonist Gavin Aung Than, che riprende ed adatta in forma grafica le citazioni di autori, comici, scienziati, scrittori tra i più famosi e conosciuti, come Mark Twain, Carl Sagan, Bill Hicks, George Carlin ed altri. Il fumetto che abbiamo tradotto in italiano è ispirato da una frase del celebre scrittore ed umorista americano Mark Twain ed il titolo originale è: An educational journey.

Il viaggio è fatale per pregiudizio, bigotteria e ristrettezza mentale e molta della nostra gente ha bisogno di essere corretta in tal senso.
Ampie, sane e caritatevoli vedute su uomini e cose non possono essere acquisite vegetando in un piccolo angolo della terra per tutta la vita.

Mark Twain

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Il Vittoriano – Roma

Vittoriano notte

5 luglio 1854. Nasce a Montalto delle Marche Giuseppe Sacconi, l’architetto che progettò il Vittoriano di Roma, il monumento nazionale dedicato a Vittorio Emanuele II.
Per costruirlo si deve procedere alla demolizione di vaste zone dell’Ara Coeli. Dopo la morte di Sacconi, nel 1905, i lavori proseguono sotto la direzione di Gaetano Koch, Manfredo Manfredi e Pio Piacentini.
Il complesso monumentale viene inaugurato da Vittorio Emanuele III il 4 giugno 1911 in occasione dell’esposizione internazionale per i 50 anni dell’unità d’Italia.

vittoriano 01 video

Il Vittoriano raccontato da Alberto Angela

vittoriano angela

Nel cuore di Roma c’è un monumento storico nazionale davvero gigantesco che però, tutto sommato, è poco conosciuto o mal conosciuto, malgrado simboleggi l’unità della nostra nazione,soprattutto la libertà di tutti noi italiani ed è il Vittoriano.
Questo monumento è tutto da leggere è come se fosse un libro, un libro di pietra.
E’ davvero imponente è alto 81 metri, cioè quanto un edificio di 27 piani, largo 135 metri e ha una superficie totale di 17 mila mq.
In questa esplosione di marmo bianco si intuisce la sua struttura di base: un grande colonnato in cima con quelli che al lato sembrano due templi antichi, sormontati da delle quadrighe, simbolo di vittoria, e al centro una grande scalinata che porta all’altare della Patria,la tomba del Milite Ignoto.
Nel cuore, a dominare tutto, la statua a cavallo di Re Vittorio Emanuele II. E’ da lui che prende il nome tutto il monumento. Vittoriano infatti, non si riferisce a una vittoria ma proprio a Vittorio Emanuele II, padre della patria che ha unito l’Italia.
In effetti questo monumento è stato eretto quando il re è morto e ovviamente per onorare l’intera stagione risorgimentale.
Pensate che per realizzarlo ci sono voluti ben 50 anni, dal 1885, la data dei primissimi espropri, agli ultimi interventi nel 1935, anche se la sua inaugurazione avvenuta, per così dire a metà strada, nel 1911: per i 50 anni dell’unità d’Italia.
Ma perchè ha questa forma? E soprattutto cosa simboleggia?
Tutto quello che vedremo è frutto del suo ideatore, l’architetto che lo ha progettato e che ha vinto il concorso: Giuseppe Sacconi.
La sua idea era quella di realizzare un monumento che si ispirasse all’antichità.
In effetti ricorda il famoso altare di Pergamon e poi certe sue parti sembrano veramente dei templi antichi.
Sacconi voleva un monumento che abbracciasse chiunque lo vedesse, un foro aperto verso il popolo.
Il luogo scelto non poteva essere più simbolico, un intero versante del Colle del Campidoglio, il colle più importante dell’antica Roma.
Insomma, un evidente collegamento tra impero romano e presente, con Roma che torna ad essere la capitale di una nazione unita.
Non si è usato il travertino, che pure era la materia prima nella Roma imperiale, ma si è optato per una pietra totalmente diversa dal bianco spento: il marmo botticino, tipico della zona di Brescia.
La forma, il colore così abbagliante del Vittoriano gli hanno valso nel corso dei decenni tanti nomignoli da parte dei suoi detrattori: da “torta nuziale” a “macchina da scrivere”, ma questo monumento ha tanto da raccontare e da svelare.
Per poter realizzare il Vittoriano fu deciso di espropriare e abbattere un intero quartiere medievale: tutte le case che sorgevano su questo versante del Campidoglio, tre chiostri di un convento, una torre, quella di Paolo III, un camminamento sopraelevato che portava a Piazza Venezia e una chiesa del ’600, quella di Santa Rita, che venne smontata e poi ricostruita più in là, accanto al Teatro Marcello.
Dagli scavi, però, è riemerso un antico passato sepolto come un insula, se volete un condominio romano che si può ancora vedere.
I turisti passano distrattamente eppure è l’unico esempio visibile all’aria aperta a Roma, di quei caseggiati dove una volta vivevano gli antichi romani, a più piani e in basso si vedono le botteghe, al pian terreno, e man mano che si sale, varie finestre e persino quello che rimane di un balcone.
Dalle sabbie poi è riemerso persino lo scheletro di un elefante preistorico. Le sue zanno sono ora esposte al museo di paleontologia dell’Università di Roma la Sapienza, ma il resto dello scheletro è ancora qui sotto, è sepolto, è stato lasciato qui.
Fin dalla base del monumento del Vittoriano, ci sono tante curiosità da spiegare. Per esempio, guardate le statue, sono alte 6 metri e simboleggiano i valori ideali degli italiani.
Già, quali sono?
Il pensiero, l’azione, il sacrificio, il diritto, la forza, la concordia. Ora, se ci pensate nella nostra storia si trovano esempi di grande rilievo per ognuno di questi valori. La nostra, infatti, è una nazione che ha dato tanto.
La grande scalinata del Vittoriano ad un certo punto si interrompe per aprirsi in questo grande spiazzo dove si trova il Monumento al Milite Ignoto. Questo è l’Altare della Patria vero e proprio  perchè vedete dove c’è quella corona, dove ci sono quei soldati come si sa, riposa il Milite Ignoto, un soldato italiano sconosciuto, caduto durante la prima guerra mondiale e che viene vegliato 24 ore su 24 da un picchetto d’onore
appartenente ogni volta da corpi diversi. Quei soldati devono stare immobili con turni di un’ora, dopodichè viene dato loro il cambio.
Questo è davvero uno dei luoghi più sacri della nostra nazione, perchè quel soldato rappresenta il ricordo e il sacrificio di forse più di un milione di soldati italiani, caduti per difendere la libertà del nostro paese.
Ai due lati ci sono delle fiammo perennemente accese frutto di donazioni di italiani all’estero all’inizio del ’900. Se volete rappresentano la patria fuori dai confini della patria. E’ qui che ogni anno, il 2 giugno, il presidente della repubblica rende omaggio al Milite Ignoto mentre passano le frecce tricolori. Ma sono anche tante le occasioni in cui viene reso omaggio a questa salma in vari momenti dell’anno.
Ma come è stato scelto questo soldato che riposa qui, nell’Altare della Patria?
Ebbene, vennero messi in fila più corpi, senza nomi ritrovati sui campi di battaglia della prima guerra mondiale e fu una madre a far la scelta, la madre di un soldato caduto in combattimento il cui corpo non era mai stato ritrovato.
Il feretro attraversò tutta l’Italia salutato da folle commosse in ogni stazione, fino al suo arrivo qui a Roma dove venne tumulato il 4 novembre del 1921.
Sopra l’altare domina una statua gigantesca, è quella della dea Roma e ai suoi lati ci sono varie allegorie: del lavoro e dell’amor di patria.
Ora non entreremo dei dettagli, ma si ispirano questi rilievi alle Bucoliche e alle Georgiche di Virgilio.
Ed ecco il cuore del monumento, il Vittoriano, propriamente detto, è questa magnifica statua a cavallo, in bronzo dorato, di Vittorio Emanuele II. E’ davvero gigantesca, ci si sente minuscoli tra le sue zampe. Questa statua sembra quasi presentarsi alla città, sembra quasi avere un contatto, marciare nella città. Pensate che è talmente grande che quando venne realizzata al suo interno, all’interno del ventre
venne allestita dagli operai una piccola sala da pranzo dove mangiavano.
La sorpresa è che, sotto la scala del Vittoriano e nel suo ventre si nascondono molti ambienti: la sede centrale del museo del Risorgimento
con mostre temporanee di pittura e un sacrario, quello delle bandiere.
Si possono vedere un’infinità di bandiere di guerra ma di unità disciolte dei principali corpi militari e dello stato. Nonchè cimeli di guerra e oggetti di epoca risorgimentale. Ma l’elemento più impressionante di questo grande monumento è l’imponente colonnato.
Al suo interno ci si sente anche qui quasi schiacciati, minuscoli, sperduti. Tutto è immenso e questo porticato ha anche questa leggera curvatura  che dà l’aspetto a tutto il complesso così caratteristico. Ovunque ci sono marmi bianchi, ma anche colorati sul pavimento una vera tarsia di marmi e questo ci fa anche fare un viaggio a ritroso nel tempo fino a ritornare all’epoca romana, perchè è proprio così che dovevano presentarsi gli ambienti più sontuosi: i Fori Imperiali, i palazzi degli imperatori sul Palatino.
Un mondo che non esiste più, qui rivive in un certo senso con questo colpo d’occhio Anche allora dovevano esserci queste colonne
altissime, oltre 20 metri, con i capitelli in stile corinzio, cioè decorati con foglie d’acanto. Una curiosità: qui al Vittoriano ogni dettaglio ha un significato, persino una semplice decorazione vegetale. In effetti l’alloro simboleggia la pace vittoriosa la quercia la forza, il mirto il sacrificio, la palma la vittoria, l’ulivo la concordia. E’ un alfabeto di valori che onestamente sfugge ai più.
In cima alle alte colonne torna prepotente il tema dell’unità nazionale e delle lunghe vicende che nei secoli hanno portato alla prima formazione del Regno d’Italia. Sopra le colonne ci sono delle statue che rappresentano le regioni italiane ma non sono 20, sono 16 manca la Valle d’Aosta, il Friuli e il Molise.
Ai tempi della costruzione del Vittoriano erano ancora accorpati rispettivamente al Piemonte, al Veneto e agli Abruzzi e poi mancano il Trentino Alto Adige e la Venezia Giulia che facevano ancora parte dell’impero austro-ungarico e diventarono italiani solo dopo la nostra vittoria nella prima guerra mondiale. Ai lati si aprono due strutture enormi a forma di tempio che ricordano quelli dell’antichità, o ciò che si poteva vedere in cima l’acropoli di Atene. E in cima ci sono delle quadrighe con delle vittorie alate proprio come negli antichi archi di trionfo ed è lì che andremo ora.
Da qualche anno il Vittoriano è dotato anche di alcuni ascensori panoramici che consentono di avere una prospettiva, un punto di vista
sulla città davvero spettacolare. Ed eccoci arrivati in cima. Noi ora ci troviamo proprio sopra il colonnato e da qui c’è una vista su Roma davvero impressionante. Si possono scorgere tutti i principali edifici, monumenti, chiese: da San Pietro alla cupola del Pantheon, Via del Corso, Villa Medici, il Quirinale, il Colosseo. Sembra davvero di essere sospesi sulla città, anzi, sospesi sulla storia.
Ma non basta, ora siamo saliti ancora più in alto, siamo giunti sotto una delle due quadrighe trionfali che coronano il monumento e qui ci si sente un’altra volta piccolissimi. Soprattutto si vedono tutti i dettagli di queste incredibili sculture, si vedono addirittura le vene, le arterie di questi muscoli, sembrano quasi vivi questi cavalli.
Sono dettagli che sfuggono quando si sta sotto, ma che contribuiscono a dare il senso di monumentalità ai luoghi. Insomma, lo avete visto il Vittoriano grazie a questo suo alfabeto, a metà strada tra arte, cultura e architettura, consente di fare un viaggio particolare nella nostra storia, per ricordare l’importanza dei valori nella nostra cultura e anche soprattutto il sacrificio delle generazioni passate  a favore di quelle future. E questo è forse il messaggio più importante: le generazioni passano ma i valori rimangono e sono quelli che fanno la nazione.

 

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