Come tutti ormai già saprete, Papa Benedetto XVI ha lasciato il suo incarico, la sera del 28 febbraio e ora si trova a Castel Gandolfo, in attesa di trasferirsi in un monastero nella Città del Vaticano. Tutto il mondo cattolico (e non) si domanda chi sarà il suo successore.
Come per ogni scommessa sportiva, i media hanno pronosticato alcuni probabili candidati, che vengono appunto denominati papabili (hanno la possibilità di essere eletti papa). Tra i cardinali italiani il favorito è il cardinale Angelo Scola, segue il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, il cardinale honduregno Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga e il cardinale canadese Marc Ouellet. Tra i candidati africani si trovano il cardinale nigeriano John Olorunfemi Onaiyekan e il cardinale ghanese Peter Turkson. Tra i cardinali europei favoriti spicca un cardinale austriaco, Christoph Schönborn, mentre per l’America Latina troviamo il cardinale brasiliano Odilo Pedro Scherer.
Il Vaticano ha annunciato che il conclave per l’elezione del nuovo papa potrebbe iniziare l’11 marzo, se sarà presente un numero sufficiente di cardinali nello Stato della Città del Vaticano, ma la data esatta dell’inizio del conclave sarà resa nota solamente dopo che i cardinali avranno incontrato il papa uscente. Ad ogni modo il Vaticano ha assicurato i fedeli che per Pasqua avranno un nuovo papa. Quest’anno la domenica di Pasqua cade il 31 marzo, quindi il nuovo papa si insedierà definitivamente durante la Settimana Santa.
Il conclave inizia formalmente quando il Camerlengo, Tarcisio Bertone, dichiara ufficialmente che il papato è vacante. I simboli del papato precedente vengono distrutti. Ad esempio, l’anello con il sigillo papale, chiamato anello del pescatore (vi è raffigurato l’episodio della pesca miracolosa), viene spaccato in più parti, in modo che nessuno possa utilizzare il sigillo sui documenti ufficiali, fino a quando non sarà eletto il nuovo papa.
Il collegio dei cardinali ha il compito di eleggere il successore di Pietro ed è formato da tutti i vescovi cardinali e patriarchi, provenienti da ogni angolo del pianeta. Tuttavia, solo i cardinali di età inferiore a 80 anni possono votare. Il 44% dei cardinali sono di età superiore agli 80 anni. La Costituzione Apostolica precisa che il numero massimo di elettori dovrebbe essere di 120. Questa volta 115 cardinali hanno diritto di voto. Di questi 61 sono europei, 19 dell’America Latina, 14 del Nord America, 11 africani, 11 asiatici e uno dell’Oceania.
Il termine conclave deriva dalle parole latine cum e clave. Insieme si traducono sotto chiave, riferendosi al fatto che i cardinali durante il conclave non avranno più contatti con il mondo esterno fino all’elezione del nuovo papa.
I cardinali soggiorneranno nella Domus Sanctae Marthae (casa di S. Marta), una residenza adiacente alla Basilica di San Pietro. I loro appartamenti vengono assegnati mediante sorteggio. Prima di iniziare il conclave e mentre i cardinali entrano nella Cappella Sistina (dove avviene l’elezione), si recitano a voce alta due sermoni. Questi ricordano ai votanti la necessità di discernimento nella scelta del futuro papa e lo stato attuale della Chiesa, suggerendo le qualità adatte al momento storico che dovrebbe il nuovo papa.
Il conclave inizia la mattina molto presto con una messa a cui assistono i cardinali nella Basilica di San Pietro, conosciuta come la Pro eligendo Papa (per l’elezione di un Papa). Nel pomeriggio, i cardinali si riuniscono nella Cappella Paolina dove cantano l’inno latino Veni Creator Spiritus (vieni spirito creatore) per invocare lo Spirito Santo. Poi si spostano nella Cappella Sistina dove fanno giuramento in latino di mantenere il segreto relativo all’elezione del pontefice, mentre il papato è vacante. Dopo il giuramento il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche pontificie grida: “Extra omnes!” (Per tutti gli altri, fuori!), e chiude a chiave le porte. L’elezione viene mantenuta nel totale isolamento.
La Cappella Sistina si trasforma durante le elezioni: scrivanie e sedie per i cardinali sono disposte lungo le pareti laterali. I cardinali siedono in doppia fila, uno di fronte all’altro. Davanti all’altare, vengono posti dei tavoli centrali, dove i voti vengono letti ad alta voce e contati .
Le schede hanno stampato sulla metà superiore le parole eligo in Summum Pontificem (eleggo a sommo pontefice) e presentano uno spazio vuoto nella parte inferiore per scrivere il nome della persona prescelta. Ogni elettore tiene alta la scheda piegata, tra pollice e indice, e dice: “Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto”.
Ogni cardinale, poi, inserisce la sua scheda in un’urna. Tre scrutatori esaminano le schede e i nomi dei votati viene letto ad alta voce. Il papa viene eletto quando raggiunge una maggioranza di due terzi. Se la maggioranza raggiunta è minore, si esegue un’altra votazione.
In un angolo della Cappella Sistina, in prossimità dell’ingresso principale, viene istallata una stufa in cui vengono bruciate le schede al termine di ogni votazione. Il fumo prodotto esce da un camino, visibile in piazza San Pietro. Quando il fumo ha un colore scuro, significa che il voto è nullo. Quando il fumo è bianco, significa che il voto è valido e che è stato eletto un nuovo papa.
Lo scrutinio ha luogo due volte al mattino e due nel pomeriggio. Se non c’è stata nessuna votazione conclusiva dopo tre giorni, il processo è sospeso per un giorno prima che di iniziarne uno nuovo. Se non vi è alcun risultato conclusivo dopo altri sette scrutini, si fa un’altra pausa. In media un conclave dura dai due ai cinque giorni.
I cardinali possono votare qualsiasi altro cardinale o vescovo cattolico, sacerdote, diacono o laico in qualsiasi parte del mondo, o di un qualsiasi rito liturgico, per esempio latino o bizantino. Però, di solito, si eleggono sempre dei cardinali. L’ultima volta che è stato eletto un non-cardinale era il 1378.
Appena viene eletto il nuovo papa, il cardinale che presiede l’elezione, gli chiede se accetta l’incarico. E’ possibile rifiutare, ma non è mai accaduto, dal momento che chi non vuole essere eletto chiarisce questo punto prima che inizi la votazione. Dopo aver accettato, i decani chiedono al nuovo papa come voglia essere chiamato durante il pontificato. Il papa dichiara il suo nuovo nome e viene redatto un documento ufficiale. Da quel momento il papa è formalmente investito dei suoi poteri. Viene accompagnato in una stanza dietro l’affresco Il Giudizio Universale di Michelangelo, dove indossa le vesti bianche papali: calotta bianca e un mantello di seta e velluto rosso rubino. Quando il papa è pronto ed esce dalla stanza della vestizione, i cardinali gli rendono omaggio e obbedienza cantando l’inno latino Te Deum (Te, o Dio), per rendere grazie al Signore.
Il primo dei cardinali diaconi annuncia il nome del nuovo papa dal balcone centrale di San Pietro, dicendo: “Habemus papam” (“Abbiamo un papa!”). Il nuovo papa dà la sua prima benedizione apostolica, l’Urbi et Orbi (alla città [Roma] e al mondo). Il conclave è finito.













































