Il Carnevale: la battaglia delle arance (Ivrea)

carnevale ivrea

Presentazione della mugnaia

IL CARNEVALE DI IVREA

Il Carnevale di Ivrea è una manifestazione folcloristica annuale. Si tratta di una rievocazione storica che ha reso il Carnevale di Ivrea uno dei più famosi e curiosi al mondo. Lo storico carnevale è in parte ispirato alla leggenda di una mugnaia che uccise un tirannico feudatario, e, in parte risale all’avvento delle truppe napoleoniche.

Il via al Carnevale viene dato da suoni di pifferi e tamburi che onorano la nomina del nuovo generale, in attesa della presentazione della Mugnaia. L’eroina viene eletta tra le ragazze della società eporediese la sera del Sabato Grasso.

Il carnevale raggiunge il momento di più alta spettacolarità nella Battaglia delle arance, tra i rappresentanti dei diversi rioni, per la conquista del palio.

La battaglia delle arance

La battaglia delle arance

TRA STORIA E LEGGENDA

Federico Barbarossa aveva insediato nella città di Ivrea, in Piemonte, un certo Ranieri di Biandrate. Ranieri iniziò a perseguitare i suoi avversari politici e a infierire sul popolo con pesanti tasse. Il dittatore fu da subito odiato.

Nel 1194 il popolo, esasperato dalle violenze e dai soprusi di Ranieri, insorse e distrusse la sua dimora, il castello di San Maurizio.

Ma i dittatori non erano terminati. Guglielmo VII di Monferrato entrò a tradimento ad Ivrea nel 1266 e ricostruì il castello di San Maurizio, dove si trasferì. Il dominio di Guglielmo però fu di breve durata perché, per la seconda volta, il popolo prese le armi e nuovamente rase al suolo il castello.

carnevale ivrea

Questi sono i fatti storici, ma nella tradizione popolare gli usurpatori, Ranieri e Guglielmo, si fondono in un’unica figura di tiranno, che venne ucciso da una popolana, una mugnaia.

La leggenda narra che la figlia di un mugnaio, Violetta, era promessa sposa al suo amato Toniotto, ma le fanciulle eporediesi a quel tempo erano soggette alla pretesa dello Ius Primae Noctis, ovvero il diritto della prima notte da parte del feudatario. In realtà questo diritto non è mai esistito, e deriva, probabilmente dalla tassa che si doveva pagare in occasione del matrimonio.

carnevale ivrea

La leggenda vuole che Violetta decise di ribellarsi alla sorte che l’attendeva. Finse di accettare l’infame pretesa del feudatario e si recò al famoso castello di San Maurizio, nascondendo però tra i capelli un pugnale, in accordo con i popolani. Violetta uccise il tiranno e diede il segnale di rivolta ai cittadini, che erano esasperati dalle tasse.

Violetta, la mugnaia del Carnevale, è quindi il simbolo della ribellione popolare. Il ricordo di quelle gesta e della vittoria del popolo si tramandano di anno in anno, fino all’occupazione napoleonica, quando il Carnevale assunse l’aspetto odierno.

carnevale ivrea

IL CARNEVALE DI IVREA OGGI

Oggi lo scontro delle arance si svolge nelle principali piazze della città e vede impegnati gli equipaggi sul carro, che simboleggiano le guardie del tiranno, contro le squadre degli aranceri a piedi, che simboleggiano i popolani ribelli, costituite da centinaia di tiratori.

Si tratta del momento più spettacolare della manifestazione che ben evidenzia la lotta per la libertà, simbolo del carnevale eporediese.

carnevale ivrea

CONSIGLI UTILI PER I VISITATORI

Lo svolgimento della festa è regolamentato da un’apposita ordinanza del sindaco che prevede l’obbligo del cappello frigio per gli eporediesi e per i turisti che non intendano diventare bersaglio di lanci delle arance.

Il berretto rosso è il simbolo di libertà e di fratellanza, che rende intoccabili. Chiunque voglia assistere a questa manifestazione dovrebbe indossarlo, se non desidera essere bersaglio del lancio di arance!

La mugnaia indossa il cappello frigio

La mugnaia indossa il cappello frigio

Il programma del carnevale di Ivrea 2013 lo trovate QUI.

Il Carnevale: Mamoiada (Sardegna)

mamoiada carnevale

Il Carnevale di Mamoiada è tra le feste popolari più antiche e ricche di folclore d’Italia. Si tratta di un Carnevale semplice, senza carri allegorici in cartapesta o maschere sofisticate. Tutto il paese si riversa nella piazza principale per ballare le danze tradizionali passu torrau e sartiu, al suono dell’organetto, per ore e ore, senza nessuna pausa.

mamoiada carnevale

Mamuthones

Ogni anno i turisti vengono sempre più numerosi ad assistere a questo spettacolo. Molti soggiornano presso famiglie del paese e nelle piccole locande. Uomini e donne indossano il costume tradizionale e sfilano offrendo i dolci tipici locali. Ma la maggior attrazione del Carnevale sono le maschere dei Mamuthones e degli Issohadores. Le due figure si distinguono per i vestiti e per il modo di muoversi all’interno della processione: i Mamuthones procedono lentamente e in silenzio, come degli schiavi in catene, mentre gli Issohadores vestono in modo colorato e luminoso, dando movimento alla processione.

mamoiada carnevale

Mamuthones

La maschera facciale del mamuthone (visera) è nera e di legno. Viene assicurata al viso mediante cinghiette in cuoio e contornata da un fazzoletto di foggia femminile. Il corpo del mamuthone viene coperto da pelli di pecora nera (mastruca), mentre sulla schiena sono sistemati una serie di campanacci (carriga).

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L’Issohadore, invece, indossa un copricapo detto berritta, una maschera bianca, un corpetto rosso (curittu), camicia e pantaloni bianchi, bottoni in oro, una bandoliera di campanellini in bronzo (sonajolos), lo scialletto, le ghette in orbace (cartzas) scarponi in pelle (‘usinzu) e infine la fune (so’a).

mamoiada carnevale

Issohadores

I Mamuthones si muovono a piccoli passi cadenzati, quasi dei saltelli, compiendo un movimento obbligato poiché sono appesantiti dalle attrezzature, dalle pelli di lana grezza e dalla visera e nel procedere devono allo stesso tempo scuotere tutti i campanacci. Nell’avanzare danno tutti insieme dei colpi di spalla, ruotando il corpo una volta verso destra e un’altra verso sinistra. Questo movimento in due tempi è eseguito in sincronia e produce un unico, fortissimo frastuono dei campanacci. Ogni tanto il capo mamuthone con un gesto fa eseguire simultaneamente tre rapidi salti su se stessi.

mamoiada carnevale

Gli Issohadores si muovono con passi più agili, leggeri e quando vogliono gettano la so’a (il laccio) e tirano delicatamente a sé la giovane donna che hanno scelto nella folla. Si tratta di un gesto di buon auspicio per una buona salute e fertilità. La bravura dell’Issohadore sta proprio nel riuscire a catturare, anche a lunga distanza (12-13 metri), le donne con questa originale fune assai leggera, studiata per non far male e fatta di giunco intrecciato.

mamoiada carnevale

Se vi doveste mai trovare in Sardegna, vi consiglio di recarvi a Mamoiada, per assistere a questo bellissimo Carnevale. Ecco il programma di quest’anno: PROGRAMMA del Carnevale di Mamoiada 2013.

Il Carnevale: Venezia

venezia carnevale

Migliaia di turisti vengono a Venezia per vedere e partecipare al suo magnifico Carnevale. Girare in costume, nello scenario magico di questa città significa prendere parte a un evento davvero eccezionale. Le misteriose, inquietanti maschere veneziane, che vi osservano dai vicoli della città, sono parte di ciò che immaginiamo fosse il mondo veneziano 400 anni fa. Si tratta di un evento imperdibile. Sicuramente una delle esperienze più singolari al mondo: vivere per qualche giorno nella Venezia del 17° secolo.

Indossare una maschera non è solo un divertimento per i veneziani, ma è anche una tradizione molto sentita, con profonde radici culturali.

venezia carnevale

I Veneziani, in passato, erano famosi per essere dei libertini e per la loro trasgressione. Indossare una maschera a Venezia significava prendersi delle libertà proibite, come, per esempio, partecipare ai giochi d’azzardo senza essere scoperti, affrontare pericoli in amore o in affari, entrare nei conventi senza essere riconosciuti. Il grande numero di leggi contro le maschere, promulgate dalla Repubblica di Venezia, non riuscì mai a far cessare l’abitudine al travestimento.

venezia carnevale

Nel 1608, il Consiglio dei Dieci emanò un decreto, che vietava ad ogni cittadino di indossare delle maschere, eccetto durante il Carnevale e banchetti ufficiali. Le maschere erano permesse durante tutti le celebrazioni principali della Serenissima, come, il giorno dell’Ascensione, quando il doge saliva sul Bucintoro, o per il volo della Colombina. I nobili impoveriti usavano le maschere per chiedere l’elemosina in strada e le donne sposate si mascheravano quando andavano a teatro.

Il Carnevale, significava abbandonarsi al gioco e lasciarsi andare alla libertà, alla trasgressione e alla follia. I palazzi aprivano i loro cortili alla festa, si ballava e si suonava tutto il giorno e tutta la notte nei vicoli, nelle piazzette e anche sull’acqua. Venezia era piena di suoni e colori.

venezia carnevale

La maschera più diffusa, per la quale i veneziani spendevano delle fortune, era la bauta: un ampio manto nero che dalle spalle scende fino alla vita. Sulla testa si portava il tipico cappello nero a tre punte (il tricorno), e sul volto una maschera bianca, chiamata larva, con il labbro superiore allargato e sporgente in modo da alterare la voce di chi l’indossava. La bauta era utilizzata da uomini e donne, che la indossavano in nero in inverno e bianco in estate.

La bauta

Esisteva anche una serie di maschere per le diverse occasioni speciali: una di queste era la moretta: un ovale di velluto nero, normalmente indossato dalle donne, soprattutto quando facevano visita ai conventi. Questa era una maschera “muta”; rimaneva fissata al viso mediante un bottone, all’altezza della bocca, che le donne dovevano addentare

Si creava cosi un alone di mistero verso questa figura femminile taciturna.

moretta

La moretta

Gli artigiani che creavano le maschere erano chiamati mascareri e avevano lo status di pittori. Erano assistiti dal targheri, che imprimevano sopra lo stucco volti dipinti, a volte di ridicola fisionomia, con dovizia di particolari.

Ancora oggi, passeggiando a Venezia ci si imbatte in botteghe artigiane, che rinnovano questa antica tradizione.

Tutti matti per Gubbio

Gubbio: Piazza Grande e il Palazzo dei Consoli

Qualche pomeriggio fa decisi di visitare la biblioteca comunale a due passi da casa. Appena entrata iniziai a curiosare tra i volumi della sezione “Italia”. Con mia grande sorpresa trovai dell’ottima letteratura sul mio paese e decisi di leggere quest’articolo su Gubbio e su quali luoghi visitare in questo bellissimo paese umbro. Ve lo riporto con qualche modifica, soprattutto in lunghezza, dal momento che occupava numerose pagine. Troverete la spiegazione delle parole sottolineate alla fine dell’articolo. Buona lettura e contattatemi anche per avere informazioni turistiche sulla città di Gubbio.

A Gubbio, in Umbria, succedono da moltissimo tempo cose strane. I lupi che vanno in giro nei boschi, per esempio, sono diventati mansueti, probabilmente perché uno di loro, alcuni secoli fa, è stato convinto da San Francesco a smetterla di terrorizzare con le famose parole: “Frate lupo, vieni qui da me: io ti comando, da parte di Cristo che tu non faccia male né a me, né ad alcuno” (dal XXI capitolo dei Fioretti di San Francesco).

Gubbio: albero di Natale

Poi c’è la storia, molto più recente, dell’albero di Natale. Che cos’ha, di speciale, l’albero di Natale a Gubbio? Semplice: non è un albero, ma una montagna. O meglio: una montagna travestita da albero. Guardate che non si scherza, qui è roba da Guinness dei primati.  Nel periodo natalizio arrivano da tutto il mondo per ammirarla: circa 30 anni fa l’amministrazione di Gubbio ha deciso di trasformare nel simbolo del Natale l’intero Monte Ingino che domina il paese. Come? Ci ha “disegnato” sopra un enorme abete luminoso alto 650 metri e largo alla base 350, con oltre 800 luci, 8.500 metri di cavo elettrico, 1.350 prese e collegamenti tra i vari punti luce. L’albero di Natale più grande del mondo, insomma, per uno dei paesi più belli d’Italia.

Proprio in dicembre è bello visitare Gubbio, perché è immersa nelle nebbie e foschie, mentre il pallido sole di dicembre si nasconde tra le sue antiche stradine e regala, a chi va in giro per le sue vie silenziose imbacuccato nel cappotto, momenti unici. In centro si va solo a piedi, come i viaggiatori del Medioevo, quindi l’auto è meglio lasciarla in uno dei parcheggi. Poi, proprio come si dovesse scalare l’albero di Natale fino alla cima, si visitano i “rami” più bassi. Una delle prima bellezze da ammirare è il Teatro Romano, a sud-ovest del centro storico. Le sue grandi arcate sono in un grande prato verde e vengono usate, nella bella stagione, per varie manifestazioni. Poco più in là, ci sono i resti dell’ex Spedale Grande di Santa Maria della Misericordia e, soprattutto, la chiesa di San Francesco: all’interno, interessanti cicli di affreschi dell’artista Ottaviano Nelli, che raccontano la storia del santo e di Maria.

Gubbio: centro storico

Da qui incomincia Via dei Consoli, con i suoi bei negozi di artigianato, che arriva alla bellissima Fontana dei Matti e nel centro monumentale di Gubbio: Piazza Grande. Più che una piazza è un’ardita terrazza sostenuta da archi a botte, un balcone architettonicamente considerato tra i più belli d’Italia. Da un lato si vede tutta la valle, dall’altro i palazzi del potere: Palazzo del Podestà, che è la sede del municipio, il neoclassico Palazzo Ranghiasci e, soprattutto, lo stupendo Palazzo dei Consoli, alto 60 metri e con una bellissima merlatura. Al suo interno ci si può fare un’idea del lusso in cui vivevano i signori del medioevo e anche ammirare gli oggetti antichi del Museo civico: in particolare le tavole eugubine, cioè sette lastre religiose in bronzo del III secolo a.C., scritte in lingua umbra e latina.

Continuiamo a salire verso la cima del monte? Forza, allora! Non ci vuole molto, passando per Via Federico da Montefeltro, oppure dalla scalinata che passa sotto Palazzo del Capitolo, per arrivare in Piazza del Duomo. La Cattedrale ha una facciata molto semplice, ma all’interno la messa di Natale è riscaldata dai 10 grandi archi che filtrano la luce di lampade e candele in modo molto emozionante. Proprio di fronte c’è il Palazzo Ducale, che ha un bellissimo giardino interno: è un esempio del Rinascimento del paese, voluto da Guido da Montefeltro nel XIII secolo.

Gubbio: vista dal Palazzo Ducale

Dopo tanto salire, un po’ di relax si può trovare nel Parco Ranghiasci, tra tigli, aceri e ippocastani, resti del Medioevo e tempietti neoclassici. Si trova relax anche in Via Baldassini, che è un po’ il “salotto buono” di Gubbio. Qui i palazzi del Trecento sono ricchi di negozi di antiquariato, come il famoso Lisart. Poi, per citare solo alcuni dei più famosi artigiani del paese, ci sono i Maestri liutai che lavorano legno, cuoio, metallo e pietre preziose; c’è il magazzino di Tele Umbre, dove si trovano tovaglie e lenzuola ricamate a mano come una volta; poi ci sono i Rampini, che dipingono a smalto piatti e altri oggetti, e i Rossi, che lavorano la ceramica a vernice nera tipica degli antichi Etruschi.

Forse ora, dopo tanto shopping, si ha voglia di buon cibo. Nelle vicine Via della Repubblica e Via Garibaldi (paradiso dei buongustai) ci sono La Gelateria e il Bar del Corso, per l’aperitivo con stuzzichini con prodotti locali, come i fantastici tartufi.

Ora che vi siete riposati, potete andare nel punto più alto del paese, dove si trova la basilica di Sant’Ubaldo, a 827 metri. Chi vuole può salire a piedi lungo una stradina molto ripida. Oppure c’è una comoda funivia. Si può anche ridiscendere al parcheggio, prendere la macchina e salire curva dopo curva per 5 km. Sant’Ubaldo è una tappa fondamentale, caratteristica di Gubbio, così come lo è il suo albero di Natale enorme. Perché? Primo, perché è una struttura architettonicamente stupenda, orgoglio del Rinascimento umbro. Secondo, perché da qui si domina tutto il paese e lo si scopre nei suoi lati più unici: per esempio le vie e le stradine, che dall’alto sembrano i fili della tela di un ragno, o i tetti che creano un eccezionale effetto ottico.

Gubbio: corsa dei ceri

Il terrazzo, il motivo più importante per salire fin quassù, è un omaggio agli abitanti di Gubbio: proprio qui riposa Sant’Ubaldo, patrono del paese. Secondo la leggenda, due tori che trasportavano il suo cadavere si sono fermati si sono fermati proprio qui, sulla cima del Monte Ingino, e non si sono più mossi: per questo la basilica è stata costruita proprio in questo luogo, dove ancora oggi riposa il santo. Se avete intenzione di tornare a Gubbio, fatelo a maggio. In quel mese, infatti, la basilica di Sant’Ubaldo diventa teatro della festa religiosa più importante del paese: la corsa dei ceri, cioè la gara pazza tra enormi carri alti 7 m, con la statua del santo. Si sa, a Gubbio fanno le cose in grande. Come passare il Natale sotto un “albero-montagna”. Come incontrare un lupo che viene a leccarti la mano.

Liberamente tratto da: F. De Tommaso, Tutti matti per Gubbio.

Espressioni e termini nuovi:

  • strano: che è diverso dal consueto, dal normale
  • il lupo: mammifero dei carnivori, eccezionalmente vorace, con tronco robusto e pelo corto, della stessa famiglia del cane.
  • andare in giro: girare per un luogo senza una destinazione precisa, passeggiare
  • mansueto: di animale reso domestico e docile
  • convincere: dimostrare con delle prove
  • smettere di fare qualcosa: terminare un’azione
  • travestito: vestito in modo del tutto diverso dal solito, ad esempio, a Carnevale ci si traveste
  • la roba: ogni oggetto materiale
  • il primato: risultato massimo ottenuto
  • l’amministrazione: sede delle attività amministrative di una città
  • l’abete: pianta ad alto fusto delle Conifere, sempreverde, che si addobba durante il Natale
  • il cavo elettrico: grosso conduttore per il trasporto dell’energia elettrica
  • immerso: participio passato di immergere, tuffato, sprofondato nell’acqua
  • la foschia: oscuramento atmosferico dovuto a fumo o nebbia
  • pallido: privo del suo colorito naturale
  • nascondersi: celarsi, sottrarsi alla vista
  • il ramo: suddivisione primaria o di primo ordine del fusto delle piante
  • il centro storico: raggruppamento in un determinato luogo della città, di edifici antichi
  • il prato: estensione di terra non coltivata e ricoperta di erba
  • la manifestazione: spettacolo destinato a un vasto pubblico
  • l’artista: chi opera nel campo dell’arte
  • l’artigiano: chi esercita un’attività produttiva senza lavorazioni di serie, con strumenti di sua proprietà e utilizzando mano d’opera poco numerosa
  • ardito: coraggioso
  • l’arco a botte: sturuttura ad asse curvilineo, posta a copertura di una porta, finestra o ponte
  • la valle: formazione longitudinale fra montagne delimitata da due versanti, nel cui fondo scorre un corso d’acqua
  • il municipio: sede dell’amministrazione comunale di una città
  • bellissimo: molto bello
  • il potere: autorità suprema nell’ambito di una comunità o di uno stato
  • la merlatura: ordine di merli sopra la cima di un’opera fortificata
  • il museo civico: luogo in cui sono custoditi oggeti d’interesse storico della città
  • eugubino: che proviene da Gubbio
  • la lastra: corpo solido di poco spessore con le facce maggiori parallele e per lo più rettangolari
  • la cima: parte più alta, vertice
  • la scalinata: scala di notevoli dimensioni che da accesso a edifici, di solito monumentali
  • emozionante: che genera emozioni
  • il Rinascimento: movimento culturale sorto in Italia alla fine del XVI, caratterizzato dal rinnovamento dell’arte, dei costumi e della cultura in generale
  • il secolo: spazio di tempo di 100 anni
  • il tiglio: albero delle Malvali con foglie a cuore seghettate
  • l’acero: pianta arborea delle Terebintali a chioma larga e densa
  • l’ippocastano: grande albero delle Terebintali con corteccia bruna e scepolata
  • il salotto buono: luogo al chiuso in cui si organizzano riunioni mondane e culturali
  • il negozio di antiquariato: negozio in cui si vendono oggetti antichi
  • il liutaio: chi fabbrica e ripara liuti o altri strumenti a corda o ad arco
  • il cuoio: pelle degli animali resa inalterabile e non più putrescibile con la concia
  • la pietra preziosa: gemma dell’oreficeria di maggior valore
  • il magazzino: edificio o stanza adibita a deposito di materiali svariati
  • la tovaglia: drappo che si stende sulla tavola per apparecchiare la mensa
  • ricamato a mano: tessuto su cui sono presenti lavori con l’ago effettuati a mano, per abbellimento
  • lo smalto: massa vetrosa di composizione varia, utilizzata per decorare ceramiche
  • il buongustaio: chi ama la buona cucina
  • lo stuzzichino: una piccola portata che si consuma di solito poco prima di un pasto più abbondante
  • la funivia: impianto di trasporto di persone in montagna, costituito da sedili e cabine
  • ridiscendere: scendere di nuovo
  • l’orgoglio: esagerata valutazione dei propri meriti e qualità
  • scoprire: arrivare a conoscere e far conoscere agli altri
  • la tela di ragno: la casa del ragno
  • l’omaggio: regalo
  • riposare: fermarsi, cessare dal fare qualcosa
  • il toro: maschio adulto dei bovini, destinato alla riproduzione
  • costruire: fabbricare mettendo insieme varie parti
  • il cero: grossa candela di cera
  • la gara: competizione tra due o più concorrenti
  • incontrare: trovare davanti a sè, per caso o deliberatamente
  • leccare: lambire con la lingua

Oral Practice: Le città italiane (with video)

Italy has a rich history. italian cities (le città italiane) were originally run as city-states – little nations, each with its own government (il governo) and often ruled by a king (un re), a nobleman, or a small group of powerful citizens. In some cases political life was controlled by city dwellers, and in other cases by people of both the countryside and the city.

Some well-known Italian cities are:

Ancona Ancona Napoli Naples
Bari Bari Perugia Perugia
Bologna Bologna Potenza Potenza
Cagliari Cagliari Roma Rome
Catanzaro Catanzaro Siena Siena
Firenze Florence Siracusa Syracuse
Genova Genoa Torino Turin
L’Aquila Aquila Trieste Trieste
Milano Milan Venezia Venice
Practice saying the following city-names out loud, after me in the video.

Music: Raffaella Carrà – Tanti auguri (1978)

10 Free travel phrases you can’t leave home without – Sightseeing

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Sightseeing

Museums and art galleries. You normally pay an entrance fee for museums and galleries, unless you are under 18 or over 60. Museum opening times vary considerably so it is advisable to check at the local ufficio turistico or azienda di soggiorno e turismo. Most museums are closed on Mondays, and many churches are open only in the mornings.

10 Free travel phrases you can’t leave home without – Trains

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Trains

Trains. Train travel is generally cheap and comfortable in Italy. There are many different types of train and variations in fares, so it is worth being specific when asking for information. The many types are as follows:

Super-rapido or TEE: Luxury first class-only trains running between main Italian cities. You pay a supplement and you must reserve a seat.

Rapido: Fast intercity trains, some of which are first class-only. You pay a supplement and for some trains it is obligatory to reserve a seat.

Espresso: Long-distance trains stopping at main stations. Both classes.

Diretto: Trains stopping at most stations.

Locale: Trains stopping at all stations.

Children under four travel free and from four to twelve pay half fare. There are several forms of reduced fare available to tourists, both individually and in groups.

Metro: There are underground networks (la metropolitana) in Rome and Milan. Fare are based on a flat rate, no matter what the distance traveled.

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Eating out

Closing days. Many restaurants and bars close one day a week in turn a rotating system (chiusura per turno). In addition to the normal closing day, you may find a sign in the summer (particularly during August) which indicates holiday closing (chiusura estiva), which means the establishment could be closed for several weeks.

Restaurants. For a full meal, choose between a ristorante (formal reataurant, graded by stars, forks, etc.) or a trattoria (medium-priced meals, often very good value). For less expensive or lighter meals, look for a rosticceria (ready cooked-food suc as spit-roasted chicken), a tavola calda (inexpensive hot dishes, often crowded), or, of course, a pizzeria , wher you can either eat on the premises or buy a carry-out portion (pizza al taglio) to eat at home. The bill (il conto) usually includes a cover charge (pane e coperto) and service (il servizio), but many people give an extra tip for really good food and service. The restaurant must give you a receipt (una ricevuta fiscale), which may be checked by tax officials.

Menus. You usually find, in addition to the à la carte dishes, a menù a prezzo fisso (set menu) or a menù turistico (tourist menu). There may be a piatto del giorno (special of the day) and the chef will often recommend a personal speciality – la specialità della casa.

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Ordering drinks

Italian bars. As well as alcoholic beverages, bars and cafès serve coffee, soft drinks, and snacks. You sometimes have to pay for your drink beforehand to a cashier. After paying, you take the receipt (lo scontrino) to the counter and tell the person at the bar what you want. You can then stand at th bar to have your drink. If you want to sit at a table (un tavolo) and be served by a waiter (un cameriere), you pay afterwards and this is sometimes more expensive.

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Reserving a hotel room

 Hotels (alberghi) are classified into five categories ranging fron the De Luxe (Categoria Lusso) to the modest Class IV. Detailed lists of hotels, etc., can be obtained from the Italian National Tourist Office (ENIT) or from the local Azienda di Turismo (Tourist Office). Recervation are desirable, particularly in tourist areas and during the high season.

Other forms of accomodation include boarding houses (pensioni or locande), farmhouses, mountain huts (rifugi alpini), villas, and apartments (appartamenti), details of which can also be obtained from ENIT. There are also about 50 youth hostels (ostelli per la gioventù) for members of youth hostel associations.

When you arrive, you may have to fill out a registration form giving details of nationality, address, occupation, passport number, etc. Service (servizio) and VAT (TVA), or Value-Added Tax, is usually included in the charge for the room, but breakfast is often not included. When paying the bill (il conto), remember that you should obtain an official receipt for it.